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Parla democratico! il blog di Elia Nigris
Aggiornato: 18 min 56 sec fa

La vigilia del Super Bowl n. XLVI

Sab, 04/02/2012 - 12:35

Domani notte si giocherà il quarantaseiesimo Super Bowl della storia dell’NFL e si sfideranno i New England Patriots, di Tom Brady e Bill Belichick, e i New York Giants di Eli Manning e Tom Coughlin.

Questa partita non è una sfida qualunque. Innanzi tutto perché si sfidano una squadra di Boston ed una di New York, città rivali in tutti gli sport e in tutto il resto. Inoltre, questa sarà la rivincita del Super Bowl XLII. Quattro anni fa, infatti, i Giants e i Patriots si sono ritrovati a giocare la stessa partita. Ai tempi, la vinsero i Giants grazie ad una prestazione fenomenale di Eli Manning; quella sconfitta, peraltro, per i Patriots brucia ancora: è stata, infatti, l’unica gara persa in una stagione altrimenti perfetta, in cui la squadra di Brady, fino a quel momento, non aveva ancora perso neanche una partita tra stagione regolare e playoff. Tom Brady ha dichiarato che quella ferita è ancora aperta e che non ha mai riguardato quella partita in televisione: troppo grande la delusione per aver perso partita, Super Bowl e stagione perfetta da superfavoriti.

Questa volta la musica è diversa e sono in molti a scommettere che i Giants partono con qualche chance in più. Non tanto perché hanno fatto meglio dei Patriots durante la stagione regolare (anzi hanno fatto peggio), quanto perché arrivano a questa partita dopo una cavalcata ai playoff impressionante che gli ha dato fiducia e, come dicono gli americani, “momentum”. I Giants giocano “finali” dal giorno di Natale quando nella penultima gara di stagione regolare hanno incontrato nel derby cittadino i New York Jets. La partita era “must-win” per entrambe le squadre: chi l’avrebbe persa sarebbe stato praticamente eliminato dalla corsa playoff. I Giants hanno vinto con autorità e sono arrivati ad un altro scontro diretto, la domenica successiva, contro i Dallas Cowboys: la vincente sarebbe andata ai playoff. Vinta anche quella partita hanno ottennero la wild card valida per andare i playoff. Poi, nella prima partita della post-season (wild-card game), hanno battuto gli Atlanta Falcons 24-2, vittoria che li ha proiettati verso il match della stagione contro Aaron Rodgers e i Green Bay Packers, campioni in carica e reduci da una stagione regolare da una sola sconfitta. I Giants hanno vinto, fuori casa, anche quella partita e si sono trovati in finale di Conference contro i San Francisco 49ers, rivelazione della stagione. In una partita tiratissima New York ha avuto la meglio e si trova oggi a lottare per vincere l’intero torneo. Talk about momentum!

I Patriots, invece, vengono da una stagione regolare più tranquilla dove hanno raggiunto i playoff con una certa facilità. Nel primo incontro hanno hanno demolito i Denver Broncos della sensazione del momento Tim Tebow, di cui ho parlato qui, e poi, con molta fortuna a dire il vero, hanno sconfitto i Baltimore Ravens, due settimane fa, nella gara che è valsa il Super Bowl.

Tom Brady, la star indiscussa della squadra, marito della top model brasiliana Gisele Bundchen, l’uomo che ha già vinto tre Super Bowl in 10 anni, perdendone un quarto, e uno dei giocatori più forti della lega, contro i Ravens non ha giocato particolarmente bene, ma ha promesso che ad Indianapolis, domani, la musica cambierà e ha giurato ai tifosi che tornerà a Foxborough, dove i Pats hanno lo stadio, con il quarto anello: sarebbe un record personale e per una coppia QB-allenatore (Brady-Belichick, appunto).

Un’altra curiosità di questo Super Bowl XLVI è che si gioca proprio ad Indianapolis, nella città e nello stadio di Payton Manning, fratello maggiore di Eli, QB dei Giants, considerato da tutti il più forte Quarterback della NFL e star dei Colts dal 1998. Payton è sempre stato considerato, fino ad oggi, il fratello più forte in famiglia, ma le cose potrebbero presto cambiare se Eli vincesse il suo secondo anello, uno in più del fratello maggiore. Peraltro, Payton Manning si trova a doversi riscattare da una stagione in cui non ha giocato nemmeno una partita a causa di un infortunio alla spina dorsale proprio mentre i Colts, che senza di lui hanno vinto appena due partite tutto l’anno, hanno la scelta numero 1 nel prossimo draft e pare vogliano scegliere Andrew Luck, un QB sensazionale dall’università di Stanford, che potrebbe anche rubargli il posto in squadra.

Insomma questo è quanto dovete sapere per prepararvi al Super Bowl di domani.

Ora arrivano i pronostici. Devo dire che me la sono cavata discretamente: ancora prima che iniziassero i playoff avevo scelto i Patriots da una parte e i Saints dall’altra (con i Giants o i 49ers come seconde scelte). Poi, prima delle “semifinali” ho detto proprio Patriots-Giants. Ora, per rispettare la legge che negli sport americani non vince mai il favorito, dico Patriots, anche per rispettare quell’altra legge universale che dice che le rivincite le vince sempre la squadra che ha perso la prima volta. In ogni caso, comunque vada, sarò contento: i Patriots sono la prima squadra che ho tifato da quando hanno vinto il Super Bowl 2004 ed ero negli USA, i Giants, invece, sono la squadra di New York, quindi, “tifo” per una “bella partita”, come direbbero i telecronisti Rai.


Tagged: Aaron Rodgers, Andrew Luck, Atlanta Falcons, Baltimore Ravens, Bill Belichick, Dallas Cowboys, Denver Broncos, Eli Manning, Gisele Bundchen, Green Bay Packers, Indianapolis, Indianapolis Colts, New England Patriots, New Orleans Saints, New York Giants, New York Jets, NFL, NFL 2012 Playoffs, Payton Manning, San Francisco 49ers, Stanford, Super Bowl 2012, Super Bowl XLVI, Tim Tebow, Tom Brady, Tom Coughlin, wild card
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Karl Rove ha perso il tocco

Ven, 03/02/2012 - 22:49

Sta sera mi è arrivata questa e-mail dalla newsletter di Obama:

Karl Rove, che è stato per anni uno dei top advisors e  Chief of Staff alla Casa Bianca di George W. Bush, oltre ad essere oggi una sorta di guru del partito repubblicano, ha fatto una cosa che un uomo esperto come lui non dovrebbe mai fare: ha sfidato i sostenitori di Obama e li ha “colpiti nell’orgoglio” con questo tweet:

Saw another @BarackObama fund appeal for $3 gift. Good mktg or forced by low enthusiasm? Bet many upset 08 donors are taking pass this year.”

Bene, io sta sera non avevo nessuna intenzione di fare una donazione per la campagna di Obama e l’ho fatta: la prima per il 2012 (la cifra non è importante).

Volevo farlo sapere per due motivi: Karl Rove “should know better” (dovrebbe sapere) che è meglio non svegliare il “can che dorme” e dovrebbe sapere che Obama non ha nessun bisogno di aiuto nella sua raccolta fonti dato che è molto, molto, molto meglio strutturata di quella di qualsiasi repubblicano, Romney compreso. Inoltre l’altro motivo è che questo dimostra quanto efficace ed efficiente sia la gente che lavora per Obama. Non si sono fatti scappare l’occasione, hanno notificato la loro base e hanno ottenuto quello che volevano. Qualcuno dalle nostre parti dovrebbe imparare.

Per questo e altri motivi rimango convintissimo che Barack Obama avrà il suo secondo mandato.


Tagged: Barack Obama, Elezioni Presidenziali Americane 2012, George W. Bush, Karl Rove, Obama vs Romney, Obama's Campaign, Obama2012, Partito Repubblicano, U.S. Presidential Elections 2012, United States of America
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Le prime a West

Ven, 03/02/2012 - 15:36

Il 4 febbraio si terranno i caucus in Nevada e, dopo la vittoria con ampio margine di Romney in Florida (di cui abbiamo parlato qui), vittoria che gli ha permesso di conquistare tutti e 50 i delegati in palio nel “Sunshine State”, il candidato inevitabile, quello che nessuno vuole votare, dovrebbe ripetersi anche nella prima tappa occidentale delle primarie repubblicane.

Gli ultimi sondaggi danno Romney avanti di almeno 20 punti sul rivale Gingrich, poi Paul e Santorum sempre dietro a mangiar briciole e sarà davvero difficile che qualcuno degli altri tre riesca a strappare all’ex-governatore del Massachusetts anche un solo delegato (dei 28 in palio qui).

Se i sondaggi non si sbagliano (e fino ad ora sono stati abbastanza attendibili), Romney, dopo il Nevada, potrebbe ritorvarsi con in tasca 93 delegati, vorrebbe dire essere andati via da Las Vegas avendo fatto jackpot. Gingrich, rimanesse effettivamente a secco, si ritroverebbe dopo 5 stati con un misero bottino: 23 delegati conquistati quasi tutti in South Carolina. Vero è che in palio che ne sono ancora più di 2000, ma la sensazione è che sia davvero difficile riuscire a togliere a Romney questa nomination.

Anche perché, se in Nevada i sondaggi non sono certo dalla parte di Gingrich, anche nelle tappe successive, Minnesota e Colorado, per la doppia tornata del 7 febbraio, sembra difficile che la situazioni si ribalti del tutto.

Gingrich, infatti, deve sperare di rimanere a galla fino al super-tuesday del 6 marzo, quando inizieranno a votare anche alcuni degli stati più conservatori del sud. Fino ad allora dovrà solo limitare i danni ed evitare di sperperare il poco denaro che gli è rimasto.

Insomma, per il Nevada il pronostico è facile: Romney con ampio margine, Gingrich, poi Paul e Santorum. Potrebbe essere il primo che azzecco.


Tagged: Colorado Caucus 2012, Florida Republican Primaries 2012, Minnesota Caucus 2012, Mitt Romney, Nevada Caucus 2012, Newt Gingrich, nomination, pronostici, Republican Primaries 2012, Rick Santorum, Ron Paul, Sondaggi, super Tuesday, Tea Party, U.S. Presidential Elections 2012
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Passera, non smentirci

Gio, 02/02/2012 - 10:23

Da quando Mario Monti è Presidente del Consiglio ed è caduto il precedente governo ho cercato di parlare il meno possibile di quello che stava facendo perché in occasioni come queste è meglio astenersi e formulare un giudizio quando si hanno gli elementi per farlo e dopo che si è dato il tempo a chi è arrivato di prendere dei provvedimenti e agire (nessuno ha la bacchetta magica). Inoltre, sono convinto che la situazione fosse troppo critica per fare i pignoli su alcune cose.

Ora la situazione rimane grave, ma è meno grave di quando lo spread toccava per la prima volta quota 500 punti e ad affrontare la crisi c’era un governo di inetti. Ora, poi, un po’ di tempo è passato e su qualcosa si può anche iniziare fare i pignoli, che è poi quello che mi riesce meglio.

Premetto che sono molto soddisfatto di quello che sta facendo questo governo complessivamente e che i suoi membri, che con il tempo stiamo imparando a conoscere, mi sembrano persone per bene, brave e preparate. Soprattutto mi sembrano persone in buona fede.

Il punto è che proprio per questo sarebbe il caso di evitare di mettersi in situazioni che possono essere equivocate. Per esempio, per quanto io stimi il Ministro Profumo e per quanto fossero anni che all’istruzione non andava un cretino o una cretina (a destra e a sinistra), ma anzi una persona preparata, stimata e stimabile, ritengo che sia equivocabile il suo non voler lasciare la presidenza del Cnr, presidenza che aveva ottenuto poco prima di diventare ministro. L’incompatibilità tra i ruoli esiste non solo per una questione di trasparenza (il controllato e il controllante non dovrebbero poter coincidere) ma anche per vincoli di legge. Profumo sarà un gran ministro e avrà tutto il tempo di tornare alla presidenza del Cnr, dove sarebbe una boccata di aria fresca, finito il suo mandato. Ora, scelga una delle due cariche.

CORREZIONE: Mi avvisano che il Ministro Profumo si è dimesso due giorni fa, chiedo scusa e complimenti al Ministro. Qui la notizia.

E poi passiamo a ciò che mi ha spinto a scrivere questo post, ovvero un atteggiamento equivocabile, appunto, del super-Ministro Corrado Passera. Passera è stato fino ad adesso molto corretto: ha ceduto, per una questione di trasparenza le sue azioni in Banca Intesa e si sta spendendo, almeno questo è un mio parere, con dedizione e buona volontà per lo sviluppo del paese. Insomma, Passera, che è pure tra i pochi a non aver escluso un futuro in politica (e sarebbe nel centrodestra), quando la parentesi di questi mesi sarà conclusa, a mio parere sta agendo in maniera efficiente, trasparente e con buoni propositi.

Ecco proprio per questi motivi credo che debba dare delle spiegazioni, come ha fatto fino ad adesso, su questo fatto:

Poche settimane fa il Ministro Corrado Passera ha spiegato in Parlamento che non poteva essere accordato alla Singapore Airlines il permesso di far proseguire verso New York JFK il volo che tutti giorni arriva a Malpensa da Singapore, perché osterebbero le norme europee.

Eppure Linkiesta ha scoperto che:

Qualcuno che aveva dubbi sulla risposta, però, parrebbe essersi premurato di svolgere al posto del Ministero quest’incombenza, ottenendo dalla UE una risposta veloce e non ambigua: il Governo italiano può decidere in piena autonomia, senza bisogno di permessi da Bruxelles.

(Leggi il resto dell’articolo qui). Ora, abbiamo parlato di liberalizzazioni in vari settori. Questo (quello aereo) è un settore dove, più di altri,  la concorrenza ha portato, nel concreto e nella vita di tutti noi, vantaggi economici notevoli e tangibili. Riconosco che su questa tratta in particolare potrebbe esserci un interesse personale di chi scrive, tuttavia è anche una questione di principio. I maliziosi iniziano, infatti, a porsi delle domande: “ma Passera non era l’advisor del salvataggio di Alitalia?” Pare di si. “Chi ha il quasi-monopolio sulla tratta Milano-JFK?” Alitalia e i suoi partner stretti. Ora io non credo che Passera abbia risposto in malafede, non credo che si stia cercando di difendere un quasi-monopolio nazionale (e non di stato attenzione) e neanche interessi personali del Ministro, tuttavia, giusto solo per smentire i maliziosi, sarebbe il caso di concedere a questo (e altri voli simili) un permesso per imbarcare nuovi passeggeri, come, peraltro, succede in altri capitali europee. A maggior ragione con la situazione attuale di Malpensa (Formigoni, svegliati, se esisti, e attivati) che ormai, quando ci arrivi, sembra una città deserta del far-west. Quindi ricapitoliamo: la concorrenza abbasserebbe i prezzi sulla tratta, Malpensa aumenterebbe traffico e prestigio, ci sarebbe più lavoro. What’s not to like? Ministro, non smentisca noi che crediamo nella sua buona fede e nel suo interesse per lo sviluppo: conceda questo e altri permessi e facciamola finita. #liberalizIT.
Tagged: #liberalizIT, alitalia, Cnr, Concorrenza, Corrado Passera, Francesco Profumo, governo Monti, liberalizzazioni, Linkiesta, Malpensa-NY(JFK), Mario Monti, Milano Malpensa, Singapore Airlines
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Scusate il ritardo

Mar, 31/01/2012 - 13:35

Scusate il ritardo prolungato negli aggiornamenti ma in quest’ultimo periodo sono stato “molto indaffarato”, come dicono le persone importanti.

In ogni caso, sta sera si vota in Florida, stato chiave per capire a che punto siamo nella corsa. Romney, il candidato che nessuno vuole votare, dopo il riconteggio in Iowa, che ne ha decretato la sconfitta virtuale (virtuale perché comunque i delegati ottenuti sono gli stessi di Rick Santorum) e dopo la sconfitta abbastanza pesante subita da Gingrich in South Carolina all’ultimo giro, deve dimostrare di essere ancora il frontrunner per la nomination e, come dice anche il NYT, vuole vincere sta notte di un margine maggiore rispetto a quanto Gingrich fece dieci giorni fa su di lui (circa 12 punti). I sondaggi dicono che potrebbe farcela, anche se, a onor del vero, gli ultimi due usciti ieri parlano di un margine di vantaggio sotto i dieci punti. Si vedrà.

In ogni caso, la vittoria di Romney non dovrebbe essere in discussione e già questo dovrebbe tranquillizzare l’ex governatore del Massachusetts: la Florida, infatti, rimane uno degli ultimi stati “winner-takes-all”, dopo che molti sono passati ad un sistema proporzionale di assegnazione delegati, come riporta anche Christian Rocca sul suo blog. Qui, per la cronaca, i delegati in palio sono 50.

Gingrich qui tenterà di limitare i danni e di riuscire a non perdere per “double digits”. In ogni caso, rimane sicuramente l’unico dei quattro candidati rimasti ad avere ancora delle possibilità e sta a lui giocarsele al meglio. Detto onestamente, comunque, io credo che al massimo potrà solo rallentare la vittoria di Romney, ancora candidato inevitabile, e sconfitto male in South Carolina più per errori suoi che per meriti di Gingrich. Certo è che se Romney non aggiusta la mira negli stati più conservatori, la partita potrebbe allungarsi troppo e ritardare l’inizio della campagna contro Obama, con cui è praticamente appaiato negli stati più importanti.

Per Paul e Santorum rimangono comunque solo le briciole. Santorum non è riuscito a sfruttare il sostegno totale dei pastori evangelici e Paul è un “matto troppo matto” per poter puntare seriamente alla Casa Bianca (non è detto che comunque non corra come indipendente).

Ora aggiornamenti più random.

Jeb Bush, fratello di George W. e figlio George H., popolare ex-governatore della Florida, non ha ancora fatto l’endorsment a nessuno dei candidati rimasti: pare, infatti, che sia molto critico delle posizioni troppo anti-immigrazione di Romney, che sul tema, in effetti, sembra aver preso non pochi spunti dalla Lega nostrana (salvo poi avere “illigals” nel cantiere di costruzione della propria casa, come Perry, pace all’anima sua, gli ha fatto notare praticamente in ogni dibattito). Jeb Bush, in ogni caso, è stato da molti invitato a buttarsi nella corsa in prima persona, anche nelle settimane passate, e di lui si è parlato molto negli ultimi tempi anche per una battuta di Obama, mentre Jeb si trovava in vista alla Casa Bianca, in cui l’attuale Presidente si dice “contento che non abbia corso”. In effetti, sarebbe stato un avversario molto più temibile dei candidati attuali. Qui il NYT fa un bel riassunto della “situazione Jeb Bush”.

Altro fatto interessante è che il grosso grasso governatore del New Jersey, Chris Christie, che ha flirtato con la candidatura in più di un’occasione e che è il National Chairman della campagna di Romney, non ha totalmente escluso la possibilità di correre come vice-presidente nel caso Romney glielo chiedesse. A mio parere per Christie sarebbe un grave errore tattico, sia per un’eventuale candidatura nel 2016, sia perché non ha ancora finito il primo mandato in New Jersey.

Ultima cosa: qualcuno continua a spingere per una sorta di “terza via” che corrisponderebbe a Mitch Daniels, governatore dell’Indiana, il quale ha tenuto il tradizionale discorso di risposta allo Stato dell’Unione pronunciato da Obama. Daniles non ce la può fare a costruire una campagna per le primarie (pur mancando ancora un sacco di delegati da assegnare, più di 2000). Quello che può succedere è che alla convention il partito si spacchi su Romney e a quel punto Daniels potrebbe essere l’opzione migliore per mettere insieme tutti. Per me è fantapolitica, ma qualcuno, anche qualche pezzo grosso del partito repubblicano, la presenta come una possibilità da non escludere completamente.

Chiudo con una segnalazione: se vi interessano le primarie repubblicane segnatevi il blog di Andrea Marinelli, un ragazzo di Perugia che le sta seguendo per bene per alcuni giornali nostrani. Scrive bene e la lettura è molto piacevole.

Ah, pronostico per sta sera: Romney vince, ma non di +12% su Gingrich. Poi Santorum e Paul con il 25% rimanente.


Tagged: Andrea Marinelli, Barack Obama, Camillo, Chris Christie, Christian Rocca, Florida, Florida Republican Primaries 2012, George H. Bush, George W. Bush, Iowa caucus 2012, Jeb Bush, Mitch Daniels, Mitt Romney, Newt Gingrich, Partito Repubblicano, Primarie Repubblicane 2012, pronostici, Republican Primaries 2012, Rick Perry, Rick Santorum, Ron Paul, Sondaggi, South Carolina Republican primaries 2012, The New York Times, U.S. Presidential Elections 2012
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Primarie Repubblicane: capitolo conclusivo?

Sab, 21/01/2012 - 21:14

Sta notte ci saranno le primarie repubblicane in South Carolina, che potrebbero dare esito praticamente definitivo a favore di Romney decretandolo “cadidato de facto” per il partito Repubblicano.

Prima di analizzare i sondaggi e proporvi i pronostici della vigilia vorrei fare un breve riassunto di quello che è successo questa settimana.

Il partito repubblicano ha perso altri due contendenti: Jon Huntsman e Rick Perry. Del primo si era parlato qui, mentre l’abbandono di Rick Perry va almeno un attimo approfondito.

Perry, il governatore del Texas, si è reso protagonista di una delle peggiori figure della storia delle elezioni americane. Ha condotto una campagna imbarazzante, ha fatto una gaffe dopo l’altra e ha perso, piano piano, ogni tipo di credibilità politica e personale. E pensare che era partito bene: era considerato da tutti l’avversario più forte e ostico per Romney, quando ad Agosto ha annunciato di voler correre, con quest’ultimo considerato addirittura costretto ad inseguirlo. Ad ogni modo, ben presto si è capito che Perry non avrebbe mai potuto vincere: da uomo duro e forte del Texas, ha iniziato a perdere credibilità, i favori dell’opinione pubblica e dell’establishment repubblicano. E i continui errori grammaticali nei dibattiti, la sensazione di non sapere mai cosa dire (culminata in una delle figuracce più memorabili della storia di un dibattito politico) e di non essere mai a proprio agio, non lo hanno certo aiutato. Come non l’ha aiutato lo scoop uscito ad ottobre che il suo ranch texano aveva nome “Niggerhead” (testa di negro). Perry, insomma, è passato in breve tempo da essere un vincente ad essere una pessima caricatura di George W. Bush.

In queste primarie era andato malissimo sia in Iowa che in New Hampshire, ha provato a puntare sul South Carolina, ma i sondaggi lo davano spacciato. Ha quindi preferito ritirarsi e dare immediatamente il proprio appoggio a Newt Gingirch, mossa in chiave anti-Romney. Il superfavorito per la vittoria finale, infatti, ha potuto godere fino a questo momento del sostegno dei moderati e dei repubblicani “normali” mentre gli altri rivali si sono spartiti più o meno equamente i voti rimasti (quelli dei matti). Perry ha preferito, ritirarsi e favorire l’unico, forse, che può ancora fare il miracolo di togliere la nomination a “Mitt the Ripper”: proprio Gingrich.

Questa settimana, inoltre, è successo che l’esito del voto in Iowa è cambiato. Avevamo detto che Romney aveva vinto di 8 voti su Santorum e invece, prima il partito repubblicano locale ha decretato un pareggio (perché Santorum si era poi rivelato vincente di 34 voti, ma in 8 sezioni i voti erano andati persi), poi ha decretato vincitore proprio Rick Santorum. La sostanza cambia poco, i repubblicani per la prima volta hanno optato per il proporzionale nell’elezione dei deputati, e Santorum e Romney ne hanno comunque conquistato lo stesso numero.

Ora le primarie in South Carolina: a questo punto sono rimasti in quattro: Romney, Paul, Gingrich e Santorum. Santorum non ha chance. Qui arriverà ultimo intorno al 10%. Poi c’è Paul, che fino ad adesso è andato anche bene (soprattutto se si pensa a chi è Ron Paul), ma che non ha alcuna chance di vincere la nomitation (potrebbe comunque correre come indipendente) e che in South Carolina si giocherà l’ultima piazza con Santorum.

E poi ci sono Gingrich e Romney. Se vince Romney, secondo me è finita. Se vince Gingrich alla lunga anche, ma forse sarà più interessante seguire le prossime puntate, specie se lascerà anche Santorum prima del super-Tuesday.

Quindi come finisce sta notte? Le quotazioni di Romney sono date in calo e, dopo che era stato in vantaggio tutta la settimana, pare che ora alcuni sondaggi diano davanti Gingrich. Io non ci credo. Secondo me vince Romney anche qui, magari di poco, ma vince. Poi Gingrich e poi Paul e Santorum a lottare per il 25% rimanente.

 


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Urgono spiegazioni

Sab, 21/01/2012 - 14:06
Qualcuno spieghi all’avvocato che quando avrà bisogno di un taxi, lo troverà, perché ci saranno più licenze. Qualcuno spieghi al farmacista, che quando dovrà comprare casa, non dovrà pagare una tariffa minima al notaio. Qualcuno spieghi al tassista, che quando avrà finito il turno delle 11 potrà andare in farmacia e comprare quel farmaco che e` finito e il figlio ha l’influenza. Qualcuno spieghi agli italiani, che l’interesse di pochi non e` l’interesse di tutti. E che l’interesse di tutti e` anche il loro. #liberalizIT
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NFL Update

Lun, 16/01/2012 - 18:48

Come già scritto una settimana fa, sono iniziati i playoff di NFL, anzi siamo arrivati a buon punto, ovvero alle semifinali e, siccome mi ero esposto facendo alcuni pronostici, è solo giusto che ora non mi sottragga ai miei doveri e renda conto di quanto accaduto.

Diciamo che, tutto sommato, me la sto cavando discretamente. I Patriots, che davo finalisti da una parte, incontreranno i Ravens  di Baltimora (vincenti ieri contro i Texans), nella sfida che vale un posto al Superbowl. La squadra di Tom Brady ha infatti distrutto i Denver Broncos, che io, a onor del vero, avevo dato perdenti già domenica scorsa contro Big Ben e gli Steelers, ma che sono riusciti ad avanzare almeno fino “ai quarti”, contro ogni pronostico e in maniera incredibile grazie al loro quartetback, il fortescarsissimo, ultrareligioso Tim Tebow, nuovo “fenomeno” dello sport americano, quello di cui parlano tutti, l’uomo più discusso d’America dopo Obama (non scherzo). Proprio su Tebow e Brady, quarterback opposti e persone opposte (Brady sta con Gisele Bundchen, la modella più famosa del mondo, mentre TT sta aspettando”la prima notte di nozze) c’e` uno splendido articolo del New York Times che, anche se di football non vi frega niente, vi consiglio di leggere (qui sotto due estratti, per capirci).

Those who distrust this kind of faith-based outreach, perhaps because they detect a conservative political agenda behind it all, found an aha moment during the 2010 Super Bowl. In a 30-second commercial paid for by Focus on the Family, an evangelical Christian nonprofit organization, Tebow and his mother told the story of his birth — a “miracle baby” — and her choice not to have an abortion. There was no tebowing that week in the halls of Planned Parenthood.

Brady, 34, is living an American male fantasy, a Faustian swirl of physical prowess, sexual aura, weekly heroics and fame. He’s so cool that he can wear Uggs and get away with it.

Tornando alla cronaca sportiva, dall’altra parte del tabellone avevo dato per finalisti i Saints di Drew Brees, fresco fresco di record di passing yards lanciate in un anno. New Orleans ha vinto lo scorso week-end ma ha poi perso in una bellissima partita contro i 49ers di San Francisco, alla loro prima apparizione ai playoff da anni. Gli altri semifinalisti sono i NY Giants, che hanno sconfitto i superfavoriti Green Bay Packers (che io avevo, in effetti, dato perdenti per la regola d’oro che nello sport americano i favoriti perdono sempre).

Avevo peraltro detto che qui si sperava di vedere al Superbowl una tra Patriots, Giants e 49ers. Almeno una ci arriva di sicuro e i Patriots sono la mia scelta per la vittoria finale in un remake del Super Bowl del 2008 contro i Giants.

Insomma, qualche cantonata l’ho presa, ma poteva andare peggio, per ora. E, davvero, leggete il pezzo del NYT su Tebow, che poi, quando diventa Presidente degli Stati Uniti, ve ne pentite.


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Fuori il secondo

Lun, 16/01/2012 - 14:16

Questa volta a lasciare le primarie repubblicane è il candidato migliore sulla piazza: Jon Huntsman, l’ex governatore mormone dello Utah, di cui avevo parlato qui.

Huntsman, fin dal 2009 quando era ancora ambasciatore americano in Cina, era considerato dalla Casa Bianca uno degli avversari più temibili alla rielezione, forse non tenendo conto del peso sempre maggiore che gli estremisti stavano conquistando nel partito repubblicano.

Huntsman ha faticato fin da subito in questa campagna elettorale a guadagnare “momentum” e donazioni e spesso ha dovuto ricorrere ai soldi di famiglia; pur in una corsa che ha visto diversi candidati salire e scendere come sulle montagne russe, Huntsman è sempre rimasto nelle ultime posizioni dei sondaggi.

I risultati scadenti sono probabilmente dovuti a vari fattori: il fatto di dover pescare nello stesso elettorato moderato di Mitt Romney, peraltro un lontano parente, senza averne l’organizzazione sul campo e i ricchi donatori, ma anche una crescente rilevanza degli elettori più estremisti del partito, che l’hanno visto (erroneamente) come una sorta di Obama-clone e, probabilmente, anche per una campagna elettorale che poteva essere condotta meglio.

Sbagliando si impara, si dice. Infatti sono in molti a sostenere che in ogni caso questa è stata per Huntsman una sorta di esperienza formativa per correre seriamente nel 2016, quando, nei suoi calcoli, anche i democratici dovranno scegliere il loro candidato.

Huntsman ha condotto, peraltro, una campagna diversa dagli altri: non ha praticamente corso in Iowa e ha inizialmente sperato di poter arrivare fino Florida e giocarsela li` (strategia che aveva già perseguito, senza successo, Rudy Giuliani nel 2008). In corsa, però, è stato costretto a cambiare strategia e ha deciso di puntare tutto sul New Hampshire, dove ha fatto bene, ma non abbastanza per poter sopravvivere, essendo arrivato terzo dopo Romney e Ron Paul. Ritirandosi oggi dopo l’ultimo week-end in South Carolina, uno stato del sud in cui lui si trovava in grande difficoltà, Huntsman farà sicuramente un ulteriore favore a Romney che non si deve preoccupare più di nessuno “alla sua sinistra” e può concentrarsi sui candidati da circo alla sua destra. Inoltre, pare che Huntsman sia intenzionato a sostenere lo stesso Romney e non sarà con molta probabilità un papabile per un eventuale ticket con quest’ultimo, se non altro perché anch’egli mormone.

Di Huntsman ricorderemo principalmente l’apertura della campagna sotto la statua della libertà, in pieno stile reaganiano, e l’esuberanza delle figlie, che si sono rese famose per avere preso in giro un video di Herman Cain e per avere un account twitter molto divertente.


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#liberalizIT

Mer, 11/01/2012 - 20:54

Diffondiamo questo nuovo hashtag su Twitter. Perché l’Italia ha bisogno di liberalizzazioni, perché liberalizzare è di sinistra, perché vuol dire tutelare gli interessi di tutti contro gli interessi particolari di pochi.

Bisogna liberalizzare in Italia, perché la tracotanza di certe categorie non è più accettabile, perché  le file fuori dall’aeroporto da noi non ci sono perché c’è troppa gente che atterra, ma perché ci sono pochi taxi. Bisogna liberalizzare, perché pagare meno la benzina e l’energia è meglio che pagarla di più. Perché permettere a tutti di ricevere una consulenza legale senza dover pagare una tariffa minima dovrebbe essere un sacrosanto diritto. Bisogna liberalizzare perché solo da noi i farmaci costano di più e le farmacie sono poche (e aperte poco). Bisogna liberalizzare, perché un paese libero è un paese che se uno vuole tagliarsi i capelli alle 23:00 deve poterlo fare e, soprattutto, se uno vuole tagliarti i capelli alle 23:00 deve essere libero di farlo. Bisogna liberalizzare perché non è possibile nè accettabile che per scrivere su un giornale uno debba ottenere una licenza.

Insomma, bisogna liberalizzare perché è giusto. E perché conviene. A tutti. All’Italia.

#liberalizIT (oggi o mai più)


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L’oracolo di Concord

Mar, 10/01/2012 - 22:04

A poche ore dalle primarie repubblicane in New Hampshire i sondaggi danno Romney ben saldo in testa tra il 35 e il 37%. Secondo staccato di quasi 20 punti c’è Ron Paul, con Huntsman al terzo posto, Gingrich e Santorum a contendersi quarta e quinta piazza e Perry ultimissimo.

Il mio pronostico: Romney a 35, secondo a sorpresa Huntsman, più o meno pari con Paul, poi Gingrich e Santorum, quarto e quinto, e poi Perry.

L’altra volta non ci ho preso per niente, questa volta, only time will tell. Certo è che se Romney dovesse superare la soglia del 40%, la gara sarebbe già virtualmente chiusa.


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Tutti contro Romney

Lun, 09/01/2012 - 21:33

In questi giorni che precedono le primarie repubblicane in New Hampshire tutti i candidati repubblicani stanno attaccando Mitt Romney, il superfavorito qui e per la vittoria finale. Questi attacchi sembrano aver dato qualche frutto visto che Romney, dato da alcuni sondaggi anche sopra il 40% delle preferenze fino a pochi giorni fa, ora pare aggirarsi intorno al 35%.

La maggior parte delle accuse degli altri cinque si riferiscono in particolare al passato di Romney come C.E.O. di Bain Capital, una firm di investimenti accusata di aver fatto i soldi facendo l’avvoltoio sulle imprese in difficoltà, lucrando sui fallimenti e facendo cosi` perdere tanti posti di lavoro. A riguardo non è stata sicuramente felice l’uscita di Romney di un paio di giorni fa in cui dice che a lui “piace l’idea di poter licenziare le persone che lavorano (provide services) per lui”, ora in tutti i tv ads degli avversari repubblicani e anche prontamente ripresa dai democratici.

Peraltro è lo stesso ex-governatore del Massachusetts che in campagna ha sempre fatto del suo passato da top manager un motivo di vanto e che spesso ha detto di voler essere un “C.E.O. president”. Ora gli altri gli chiedono il conto, in particolare Huntsaman e Gingrich.

Jon Huntsman, che in Iowa non ha praticamente fatto campagna, spera qui di rilanciare la propria campagna, anche se viene dato in generale per spacciato. Gingrich ha qui forse l’ultima possibilità di arrivare alla nomination: deve arrivare secondo o di poco terzo e poi far molto bene in South Carolina, dove sta spendendo moltissimi soldi, e dove si giocherà il tutto per tutto.

In ogni caso, qui in New Hampshire, l’unica ragione di interesse rimasta sarà di vedere chi si aggiudicherà il secondo ed il terzo posto posto dietro Romney e di quanto: sono in molti, infatti, ad affermare che sarà molto difficile per chiunque sostenere un posizionamento peggiore e comunque ottenere la nomination (a meno che anche queste elezioni facciano una o più vittime illustri, facendo cosi` convergere la maggior parte dei voti “anti-Romney” su uno o al massimo due candidati. Pare, comunque che tutti siano intenzionati ad arrivare perlomeno alla prossima tappa, in South Carolina).

Anyway, in questo momento i sondaggi danno Paul secondo intorno al 20%, Huntsman terzo tra il 10% e il 16%, Santorum, il secondo di otto voti in Iowa, quarto intorno al 10% con un leggero margine su Gingrich e poi Perry, il cui fare da cowboy (scemo) proprio non piace qui nel nordest, dead last con l’1%.

La gara per secondo e terzo posto, quindi, è aperta. Ora non resta che aspettare. La sensazione generale è che, comunque vada, alla fine Obama sfiderà Romney (e vincerà).

Una cosa interessante su Obama: la tattica del presidente durante la prossima campagna sembra essere molto simile a quella che ha vinto il secondo mandato a Clinton e riassumibile nel motto: “la colpa è del congresso a maggioranza repubblicana che non mi fa lavorare”. I repubblicani rispondono che il senato è a maggioranza democratica, che, come risposta, mi pare un po’ vuota.

 


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Sta sera iniziano i playoff NFL

Sab, 07/01/2012 - 22:06

Siccome mi sono appassionato anche al football NFL vi ricordo che sta notte iniziano i playoff con Cincinnati Bengals vs Houston Texans e Detroit Lions vs New Orleans Saints.

Tra le due partite la più interessante è sicuramente la seconda. I Lions sono risorti dopo anni di schifo schifo, ma veramente schifo, con un ottime giovane Quarterback (Matt Stafford) e con uno strepitoso Wide Receiver (Calvin Johnson), mentre i Saints sono la franchise di Drew Brees uno dei più forti QB della lega, uno che quest’anno ha battuto il record di passing yards di Dan Marino, uno che quando la sua squadra gioca è sempre favorita.

Infatti, pur consapevole delle severe punizioni che gli dei infliggono ai tracotanti, ovvero coloro che si accingono a fare pronostici per sport di cui non hanno (ancora) conoscenza enciclopedica, credo che al superbowl ci arriveranno proprio i Saints e che giocheranno contro i New England Patriots, la squadra di Tom Brady.

Le altre papabili, comunque, sono i Pittsburgh Steelers di Big Ben Roethlisberger, il QB più grosso e tamarro della NFL, e i Green Bay Packers, superfavoriti di tutti, che tanto non vinceranno perché nello sport americano non vincono mai i superfavoriti (altra punizione divina in vista), ma che comunque hanno perso una sola partita in stagione.

Qui, si spera in una vincente tra San Francisco 49ers, New York Giants o, appunto, New England Patriots.

(Ah, poi, quando l’ondata raggiungerà l’Italia, prima con un articolo del Post o del Foglio, poi con Sky Sport, conoscerete anche voi la nuova “sensation” della lega, Tim Tebow, il fortescarsissimo QB dei Denver Broncos, che sono ai playoff ma hanno “zero chances” e potrete dire di averne già sentito parlare qui).


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Fuori il primo

Mer, 04/01/2012 - 23:34

Le primarie in Iowa, di cui si è parlato qui, hanno fatto la prima vittima: Michele Bachmann, congresswoman del Minnesota, ha abbandonato la corsa dopo il risultato estremamente deludente di ieri notte (che pure non sarà stato una sorpresa): è arrivata penultima davanti solo ad Huntsman, che in Iowa non aveva fatto proprio campagna.

Lascia quindi l’unica donna in corsa, una donna molto estremista e populista, che pure, agli arbori della campagna, sembrava riscuotere un discreto successo (e che secondo alcuni ha comunque ancora un outside shot per la vicepresidenza). La notizia non può che fare piacere a Santorum e Gingrich, mentre sarà difficile per Romney intercettare i suoi voti.

Una nota: Bachmann ha lasciato con le seguenti parole:

“Last night, the people of Iowa spoke with a very clear voice, and so I have decided to stand aside”.

In America, se perdi cambi aria.


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Vincere per 8, dico 8, voti

Mer, 04/01/2012 - 09:25

Questa notte si sono tenute le primarie in Iowa, che hanno inaugurato ufficialmente l’anno presidenziale negli Stati Uniti. Ha vinto Mitt Romney, che qui è partito pure tardi (nel senso che aveva puntato tutto sul New Hampshire, in cui si vota il 10 gennaio), per 8, dico 8, voti su Rick Santorum, l’ultimo candidato repubblicano a vivere una notorietà improvvisa e inaspettata (qui si era parlato proprio dell’altalena di sondaggi che hanno preceduto le primarie, con Romney stabile e il suo avversario che è cambiato spesso negli ultimi mesi). Santorum si trova adesso ad essere considerato da tutti “l’anti-Romney”, anche se, onestamente, mi pare molto difficile che possa spuntarla. Ron Paul, il matto libertario, invece, è arrivato di poco terzo dicendo forse addio definitivamente alla nomination, visto che in Iowa, aveva puntato molto. Non è detto, peraltro, che Paul si presenti comunque alle elezioni come indipendente, il che sarebbe un regalo molto apprezzato da Obama. Gingrich, quarto, rimane in vita e ci proverà perlomeno fino al 21 gennaio, quando ci saranno le primarie, quasi decisive, in South Carolina. Gli altri sono tagliati fuori: Rick Perry, il governatore del Texas che pareva il nominato sicuro quando ha annunciato il suo ingresso nella corsa quest’estate, ha distrutto tutto il vantaggio che aveva con una campagna disastrosa e con gaffe ridicole, come quando si è dimenticato il nome di un ministero che voleva eliminare una volta eletto: la sua carriera politica potrebbe essere finita e pare stia meditando il ritiro, come anche Michele Bachmann. Ultimo, con uno zerovirgola è arrivato il candidato migliore Jon Hunstman, ex-governatore dello Utah e ex-ambasciatore americano (nominato da Obama) in Cina. Hunstman aspetta il New Hampshire per provare un disperato rilancio, cosa che, tuttavia, risulta difficile credere.

La vittoria di Romney, il candidato inevitabile che non vuole votare nessuno, è, comunque, del tutto simbolica, in quanto il partito repubblicano, per la prima volta, ha adottato un sistema proporzionale per l’assegnazione dei delegati: fino a quattro anni fa il vincitore li prendeva tutti, oggi Romney ha gli stessi delegati di Santorum, 11, 3 sono andati a Ron Paul (stando a quello che dice il Post).

In ogni caso, Romney, che è mormone, a questo punto probabilmente vincerà la nomination ed è davvero l’unico candidato ad avere un outside-shot di battere Obama, gli altri, Santorum compreso, sono tutti dietro di circa di 10 punti.

 


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Pronostici delle primarie repubblicane

Mer, 04/01/2012 - 00:10

Sta notte si tiene la prima puntata delle primarie repubblicane in Iowa, uno stato del midwest che esce dall’anonimato ogni quattro anni, essendo il primo in cui storicamente gli americani votano per le primarie. Inoltre, mi piace ricordare che sono quattro anni esatti da quando l’allora junior Senator dell’Illinois Barack Obama vinse qui nel 2008, iniziando di fatto la sua cavalcata verso la presidenza degli Stati Uniti, che ora si trova a difendere contro una mandria di personaggi estremamente particolari, ad essere gentili.

Di alcuni abbiamo parlato (in particolare di qualcuno che non c’è più -nel senso che si è ritirato, tranquilli-), di altri abbiamo preferito non parlare o parlare poco (e speriamo di non essere costretti a farlo perché vorrebbe dire che in Iowa ci sono stati risultati assurdi).

Ora, prima dei miei pronostici, due cose: nel 2008 qui per i Repubblicani vinse Mike Huckabee, un pastore battista che poi fece male praticamente ovunque, quindi non sempre le primarie qui sono veramente indicative del sentire dell’elettorato repubblicano. Inoltre, bisogna dire che sono in molti a sostenere che l’unico che si può permettere di non vincere qui sia Mitt Romney, il favorito della corsa che non vuole votare nessuno e che ha puntato tutto sulle prossime elezioni in New Hampshire.

Bene ora bando alle ciance: i pronostici.

In Iowa sarà testa a testa tra Romney e Ron Paul, il deputato matto e libertario che ha seguaci anche in Italia (no davvero, giuro), con l’ex-governatore del Massachusetts Romney leggermente favorito. Staccati gli altri, nell’ordine: Newt Gingrich (ex presidente della House of Represtentatives ai tempi di Clinton), Santorum (altro matto ultrareligioso e creazionista), Michele Bachmann (lasciamo stare), Rick Perry (governatore del Texas, protagonista delle due peggiori figure della storia delle primarie repubblicane -la prima quella di essersi candidato, la seconda questa-) e ultimo, purtroppo, Jon Hunstman, che sarebbe il candidato migliore.

A sfidare Obama, a meno di sorprese allucinanti, credo sarà abbastanza agevolmente Mitt Romney, il qualche verrà comunque sconfitto a novembre. Perché Obama perda contro qualunque di questi repubblicani devono succedere cose mai viste: l’economia americana deve nettamente peggiorare e Obama deve fare gaffe francamente poco credibili per uno che ha fatto del motto “Obama no drama” un marchio di fabbrica. Oppure potrebbe uscire fuori qualcun altro dalla convention repubblicana di quest’estate, qualora il partito abbia la sensazione che dalle primarie non sia uscito fuori nessuno di abbastanza forte e legittimato per correre per la Casa Bianca, scenario, comunque, francamente poco probabile.

Ora aspettiamo. I miei pronostici li avete, teneteli presente, che se fallisco potete farmelo pesare.


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L’anno di DemSpeaking

Dom, 01/01/2012 - 18:16

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

 

Click here to see the complete report.


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Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

Mar, 13/12/2011 - 11:44

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


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Fuori un altro

Dom, 04/12/2011 - 15:27

Herman Cain ha annunciato ieri di voler sospendere la sua campagna elettorale a causa di quelli che lui continua a definire attacchi ingiustificati da parte della stampa e degli avversari circa le accuse di molestie sessuali da parte di alcune donne e di una relazione extraconiugale durata più di tredici anni.

Herman Cain, quindi, non è più in corsa per il ruolo di Presidente (anche se era davvero poco credibile che avesse delle vere opportunità), ma ha solo sospeso e non ritirato la propria campagna, cosa che gli permette, per esempio, di continuare a ricevere donazioni. Cain non ha ancora dichiarato cosa esattamente voglia fare, anche se ha detto di voler continuare a dare una mano al suo paese. Inoltre, presto farà l’endorsement ad un altro candidato.

Il suo ritiro favorisce sicuramente Newt Gingrich, riesumato negli ultimi giorni dagli elettori repubblicani e che, secondo i sondaggi, rimane l’unico vero sfidante per Mitt Romney, il candidato che non vuole votare nessuno (di tutto questo abbiamo parlato qui).

Insomma, il circo repubblicano ha perso uno dei suoi attori principali. Di Cain rimarranno memorabili l’improbabilità, gli spot elettorali assurdi e l’epic fail in più di un’intervista sulla Libia, in cui pare non sapere neanche di cosa si stia parlando.


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Volatilità repubblicana

Gio, 01/12/2011 - 16:33

Il fenomeno Herman Cain, anche a causa di un presunto scandalo di molestie sessuali e tradimenti, pare essersi definitivamente sgonfiato: troppo assurdo per essere vero e troppo impreparato anche per la base repubblicana.

Solo che uno a questo punto si sarebbe aspettato che, a praticamente un mese dalle primarie in Iowa, Mitt Romney avrebbe preso il volo e sarebbe stato incoronato candidato repubblicano ancor prima dell’inizio della gara. Non è ancora cosi`.

Ora per Mitt Romney, il candidato che non vuole votare nessuno, l’avversario più credibile è un altro “improponibile”: Newt Gingrich, ex-speaker of the House of Representatives a maggioranza repubblicana durante la presidenza Clinton, uomo dalla vita coniugale abbastanza travagliata e pieno di idee assurde.

Gingrich piace sia alla destra dei matti che all’establishment, ma ha davvero poche possibilità di battere Obama (anche se un recente sondaggio Rasmussen -quindi da prendere con le pinze- lo darebbe davanti all’attuale presidente di due punti). Inoltre, risulta difficile credere che riuscirà a battere Romeny ed è abbastanza prevedibile che, come Bachmann, Perry e Cain prima di lui, dopo un periodo di sondaggi favorevoli, veda le sue quotazioni tornare ai livelli di un paio di mesi fa, ovvero nulle.

Fatto sta che Romney non lo vuole votare proprio nessuno, anche se sembra essere il candidato inevitabile; inoltre, è indicativo e francamente abbastanza deludente che, con una base cosi` indecisa, non abbiamo mai avuto possibilità il candidato migliore della corsa repubblicana (ci vuole poco), Jon Huntsman.


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