Da qualche settimana ho deciso di regalarmi un nuovo blog.
L'ho fatto per via di tutta una serie di ristrettezze connaturate al vecchio dominio.
Al di là della mia ispirazione, non risultava infatti semplice aggiornare frequentemente simonegri80 per tutta una serie di complicazioni tecniche che non sto qui ad elencare.
Non è stata una scelta facile, al di là del legame affettivo (2 anni e mezzo di vita ormai), anche per via dei buoni risultati raggiunti da vecchio sito nel tempo (nulla di straordinario, ma avevo ormai un discreto numero di affezionati lettori).
In buona sostanza si tratta di una ripartenza.
Nelle prossime settimane, intanto, oltre a pubblicare nuovi post - spero con maggiore frequenza dell'ultimo periodo - procederò al completo trasferimento degli articoli scritti per il vecchio blog su simonblacks.
Un grazie infine a Voi che continuate a seguirmi!
Simone
Nella Francia che nei mesi scorsi tanto ci ha fatto la morale per gli eccessi di Berlusconi, uno dei principali candidati nella corsa all'Eliseo, l'ex Primo Ministro Dominique de Villepin oggi si esprime così:
"La France ne peut pas vivre avec un président hémiplégique"
che brutalmente tradotto in italiano suona:
"La Francia non può vivere con un presidente emiplegico".
L'imbarbarimento del linguaggio politico non è quindi fenomeno solo italiano.
/* */La considerazione più triste è che probabilmente la terribile espressione è figlia voluta di una strategia tutta razionale dell'aggressiva campagna del candidato outsider di destra de Villepin che con queste bassezze pensa di erodere consensi a Sarkozy.
Dopo i terribili fatti che hanno visto morire assassinati Diop Mor e Samb Modou per mano dello xenofobo e nazista Gianluca Casseri, divampa la polemica sul razzismo in Italia e piovono serrate critiche anche sull'associazione di estrema destra Casa Pound.
Si fa un gran parlare di questo gruppo, da sempre. Francamente nel tempo sono sempre stato dibattuto sul vietare o meno questo tipo di associazione.
Credo che proprio questi casi mettano in crisi le più spinte convinzioni liberali.
Lo spirito liberale, infatti, vorrebbe permettere a tutti di potersi riunire ed esprimersi (nei limiti della legalità, ovviamente), con la consapevolezza che non basta chiudere un'associazione per far scomparire l'estrema destra in Italia.
In tale ottica e molto cinicamente, raggruppamenti di questo tipo possono essere visti anche come una valvola di sfogo (finchè non si arrivi a gesti come quello dell'altro giorno).
/* */Inoltre, per un convinto assertore del libero pensiero, tali forme residuali non dovrebbero vantare maggior fortuna nel tempo per via del confronto perdente dinnanzi alle superiori e più affascinanti tesi liberali.
Doverosamente bisogna aggiungere che le implicazioni dirette di Casa Pound nell'episodio di sangue di cui si parla sono tutte da verificare, come sul fatto che l'associazione abbia realmente un approccio xenofobo.
Questo sarà sicuramente il compito della magistratura fiorentina nelle prossime settimane.
Peraltro ho letto sul sito di Casa Pound un comunicato stampa in cui il gruppo prendeva chiaramente le distanze dal folle gesto di Casseri, identificandolo come gesto isolato, e auspicava un incontro distensivo per rassicurare la comunità africana.
Detto questo, sottolineo però che mi hanno inquietato le dichiarazioni di un membro della comunità senegale che ha dichiarato che da qualche giorno, e comunque prima del tragico evento, sul muro di casa sua è comparso lo stemma dell'associazione.
A ciò aggiungo che sempre studiando il sito del gruppo, ho notato nel linguaggio, nell'iconografia e negli slogan una certa equivocità.
E' difficile farsi un'idea di quali siano le finalità dell'associazione leggendo la documentazione fornita. Ma non passano inosservati i nomi dei circoli "Asso di Bastoni", alcuni concetti "rendi forti i vecchi sogni" (quali, ndr?), ed inquietano addirittura i nomi delle iniziative benefiche.
Che significato dare a "Braccia Tese"? Certo, ricorda mani tese e in prima lettura fa venire in mente un gesto di aiuto. Allo stesso tempo, però, non si può non rilevare che alluda chiaramente al saluto romano. E non mi dilungo su "L'Elmo di Scipio" e altre amenità del genere.
Quindi siamo sempre un pò sul filo del rasoio con l'apologia del fascismo. Nulla di nuovo, per carità. Da questo punto di vista (intendo per l'abilità di muoversi con destrezza su terreni ostici sfruttando l'equivocità) i leghisti sono maestri. Si pensi al linguaggio di Borghezio...
A questo punto mi domando: ma anche se Casa Pound non avesse avuto nessuna responsabilità nel massacro di piazza Dalmazia, è possibile escludere che questo gruppo attraverso la semplice diffusione di ideali neofascisti, della creazione di un clima sfavorevole alla cultura dell'integrazione degli immigrati, attraverso l'esaltazione dei "vecchi sogni", abbia avuto un ruolo condizionante nei confronti del killer Gianluca Casseri (indipendentemente dal fatto che questo fosse o meno pienamente in grado di intendere e volere)?
Mah... Intanto penso che su una cosa si possa essere d'accordo.
La concessione della possibilità data a Casa Pound di riscuotere il 5 per Mille è fuori luogo. Non credo infatti che si possa stabilire che eserciti un'attività "socialmente rilevante".
Come di consueto, quando riscuoto il montepremi legato ai gettoni di presenza per il mio ruolo di consigliere comunale, riporto sul blog.
Lo faccio per spirito di trasparenza, anche se in questo periodo in cui tanto (e giustamente) si dibatte sui costi della politica, credo sia necessario fornire le informazioni corrette all'opinione pubblica.
Nel periodo che va dal dicembre 2010 al novembre 2011 ho guadagnato 441.60 euro netti (552 euro lordi con ritenuta del 20%) .
Tutto sommato una bella cifra, ma nulla di esorbitante se si pensa alle panzane che qualcuno mette in giro e ai costi diretti e indiretti di altri livelli politici. Poca roba anche per il Comune.
Sono state retribuite le mie presenze ai consigli comunali (11) e alle conferenze dei capigruppo (altrettante). In entrambi i casi, nel periodo considerato, non ho assenze.
/* */
Per quanto riguarda il passato (parte del 2009 e resto del 2010), mentre ho sempre partecipato ai consigli comunali dall'inizio dell'incarico (piccolo vanto personale, concedetemelo), sono mancato qualche volta alle conferenze dei capigruppo.
Come per le commissioni consiliari, a cui sono invitato permanente e che frequento, è più difficile garantire la presenza per via del fatto che si svolgono nella fascia preserale che è penalizzante per chi lavora, soprattutto per i pendolari.
La partecipazione alle commissioni, non essendone membro effettivo, non è retribuita.
Il vero benefit, questo sì, è la possibilità di disporre del telefono cellulare concessomi dal comune in quanto capogruppo.
Se ne può discutere, ma dover essere in contatto costante con sindaco, assessori, 7 consiglieri PD, gli altri gruppi consiliari e meno frequentemente con gli uffici, mi costerebbe di gran lunga di più di quel che guadagno in gettoni nel caso in cui non avessi il cellulare in dotazione.
Nota Postuma
Il 10% del compenso netto va al Partito Democratico.
Nel guardare uno sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo durante la trasmissione di Crozza di ieri, sono arrivato ad un'amara riflessione.
La scenetta era molto simpatica: il comico genovese, nelle vesti de "Il Padrino", riceve il clan Barbaglia (interpretato dal trio comico). Il vecchio boss chiede ai tre di consegnare le armi, quale forma di rispetto ("vecchie regole").
Aldo si accorge di aver dimenticato la pistola: l'ha lasciata alla Regione Lombardia!
Credo fosse inevitabile che la satira prima o poi si occupasse del tema delle infiltrazioni mafiose in Regione, segno dell'espansione del potere tentacolare delle 'ndrine.
/* */Ma la nostra istituzione regionale, guidata da lustri dall'immor(t)ale Roberto Formigoni, è da mesi coinvolta in scandali di varia natura.
Si pensi solo all'affaire relativo al San Raffaele - pesantissime dichiarazioni del prete simoniaco Don Verzé ("A Formigoni abbiamo salvato faccia e culo") - e al recente caso di corruzione che ha coinvolto il vice-Presidente lombardo Nicoli-Cristiani nel delicatissimo settore dei rifiuti e delle discariche.
Non ci siamo peraltro dimenticati della vergognosa nomina di Pietrogino Pezzano, fotografato con noti boss, a direttore dell'ASL 1 di Milano (leggi qui) nè delle firme false.
Lasciamo ai cronisti la ricostruzione di tutte le brutte situazioni che hanno coinvolto espoenti di spicco vicini al Governatore.
Il Celeste e la sua Giunta non hanno più la credibilità di mantenere il Governo della principale regione d'Italia (anche se ora potrebbe aver raccolto i punti per tentare la via romana...).
Penso sia un dato di fatto.
Ma non è questa l'amara rilessione. Lì ci si era arrivati già da tempo.
Il problema semmai è constatare che a fronte dei fatti gravi di cui si parla in questi giorni, il massimo che l'opposizione è riuscita a fare (SEL) è di presentare 10 domandine (un pò come Repubblica -leggi qui) a Formigoni chiedendogli di dimettersi.
A me suona un pò come andare da un tossico-dipendente dicendogli che drogarsi fa male alla salute. Quale volete che sia l'esito?
Nulla di più che solletico.
E' mia opinione che si dovesse ricorrere allo strumento della mozione di sfiducia.
Magari non sarebbe passata, anzi, quasi sicuramente. Ma qualcuno avrebbe potuto inscrivere tale episodio tra gli insuccessi del centrosinistra? Almeno avrebbe avuto il merito di segnare un distacco netto tra l'attuale Governo della Regione e l'Opposizione, finalmente in vesti (comb)attive.
Avrebbe stanato la Lega, spesso critica con Formigoni ma finora fedele alleata (proprio in questi giorni coinvolta in un carteggio con lo stesso Celeste in vista delle sue ambizioni romane).
Infine, avrebbe dimostrato che l'imbarazzo per la questione Penati è superato e che non impedisce nè intralcia l'attività politica del PD e del centrosinistra.
Sappiamo che ha prevalso altro. Forse anche - e a me dispiace dirlo perché non sono solito usare queste argomentazioni - la difesa del posto di consiglieri regionali.
E' come tirare un buffetto a un moribondo.
/* */E' difficile parlare di soddisfazioni in un periodo come questo che vede i bilanci comunali piangere per via di tagli, aumenti delle tariffe, riduzione dell'offerta dei servizi, inasprimento del Patto di Stabilità e tante altre meraviglie.
E soprattutto, è difficile parlare di successi considerando che per quanto si possa amministrare bene un Comune, la realtà che ci si trova spesso a fronteggiare con strumenti insufficienti, è incarnata in una questione sociale drammatica, fatta di disoccupazione, di sfratti, di fragilità. Cesano, essendo un Comune "popolare" non sfugge a queste dinamiche: anzi, direi che vi sono ben rappresentate.
Ciò premesso, però, vorrei rimarcare un piccolo-grande risultato in cui abbiamo creduto con grande determinazione e che abbiamo raggiunto. Non servirà per risolvere gli enormi problemi di cui sopra, ma sicuramente esprime chiaramente quali sono gli orientamenti del Partito Democratico relativamente al territorio, all'idea di città, all'urbanistica.
/* */Il consiglio Comunale di ieri sera ha sancito che l'area afferente il parchetto di via Goldoni è stata stralciata dal piano delle alienazioni.
In pratica rimarrà di proprietà comunale e, ciò che è più importante, manterrà l'attuale destinazione ad area verde attrezzata (quindi parco pubblico). Tale intendimento verrà recepito anche nel venturo Piano di Governo del Territorio (PGT).
Quindi la questione è chiusa.
Tale decisione va quindi a soddisfare quanto il Partito Democratico di Cesano aveva sostenuto (e votato) in un ordine del giorno presentato il 21 giugno 2011 congiuntamente al bilancio di previsione:
Il Consiglio Comunale di Cesano Boscone... impegna l’Amministrazione ad attivare percorsi volti a una diversa valorizzazione dell’area del parchetto di via Goldoni che permettano una riqualificazione della stessa e reperendo in fase di assestamento risorse alternative che garantiscano il rispetto degli equilibri di bilancio
Questo è ciò che è stato fatto ieri anche grazie all'elasticità del Sindaco e della Giunta che si sono attivati per individuare aree alternative che potessero essere cedute in sede dei giardinetti Goldoni.
E' stata una decisione sofferta, difficile per via della situazione economica insostenibile in cui versano i comuni italiani e Cesano con loro, e che ha visto anche momenti di insicurezza e di tensione. Come è comprensibile, c'è anche molto di liberatorio...
Quello stesso ordine del giorno, invitava inoltre l'amministrazione
a procedere alla cessione dell’area dell’asilo nido di via Garibaldi a condizione che il centro di Cesano Boscone sia dotato di una nuova e più efficiente struttura per l’infanzia, che garantisca l’utenza circa la quantità e la qualità del servizio nonché una allocazione in un’area più confortevole e salubre per i bambini
Anche questa indicazione dovrebbe aver trovato risposta nel PGT di prossima adozione.
Si può quindi concludere che, nonostante le fatiche immani che il momento comporta, l'ordine del giorno del Partito Democratico è stato soddisfatto.
Un PD che ha mantenuto le promesse fatte (leggi il testo del volantino distribuito in via Goldoni) e che, soprattutto, ha un'idea chiara della Cesano del futuro, in cui, si spera non sia necessario vendere aree verdi destinandole all'edilizia per chetare le difficoltà di bilancio.
Pubblico di seguito la lettera aperta che un gruppo di rappresentanti di precari e professionisti ha inviato alla Segreteria Nazionale del Partito Democratico, difendendo le posizioni del PD sulla politica del lavoro e messe in discussione attraverso la richiesta di dimissioni avanzate nei confronti di Stefano Fassina, responsabile economico del PD. Ringrazio Fausto Raciti per avermi inviato il testo.
In questi giorni, alcuni esponenti del PD hanno chiesto le dimissioni di Stefano Fassina reo, secondo loro, di aver criticato la parte sul lavoro della lettera BCE e l’eventuale introduzione in Italia del contratto unico proposto dal Professor Ichino.
Molti commentatori e dirigenti hanno motivato il sostegno al Responsabile dell’Economia e del Lavoro del PD con l’inopportunità di dividere il partito in un momento così difficile.
Stefano Fassina deve rimanere al suo posto non perché bisogna dimostrare che il partito sia unito ma perchè è giusto quello che dice: il Partito Democratico lo ha approvato in ben due differenti occasioni pubbliche e, inoltre, i giovani, i precari e la gran parte del mondo del lavoro lo condivide.
Per favore, non avanzate più proposte a nome dei precari e dei giovani strumentalizzandoci e usandoci per raggiungere obiettivi che, leggendole attentamente le vostre proposte, non fanno altro che peggiorare le condizioni dei padri danneggiando il presente e anche il futuro dei figli. In questi anni non ci hanno certo rassicurato né la retorica priva di politiche coerenti nel contrastare la precarietà del lavoro, né l’assenza di welfare, né tanto meno l’enorme disoccupazione giovanile.
/* */Non tolleriamo più di essere usati strumentalmente per avanzare una falsa e sbagliata contrapposizione tra garantiti e non garantiti, funzionale solo a semplificare i problemi e ridurre i diritti di tutti.
Ormai da oltre venti anni assistiamo a questa pantomima che, periodicamente, scatena settimane di discussioni sulla precarietà, sulla disoccupazione, sui giovani.
Una recita vuota che mette al centro di Tg e pagine dei giornali i casi umani della precarietà e della condizione giovanile quando regolarmente, invece, si riducono le tutele dei lavoratori dipendenti a cui i precari un giorno dovrebbero arrivare, si abbassano le attuali e le future condizioni pensionistiche che un giorno i giovani dovrebbero avere, si aggiungono nuove forme di lavoro sempre più precarie senza dare più occupazione e senza introdurre tutele per i lavoratori discontinui, si aumentano i costi previdenziali senza introdurre contrattualmente compensi minimi per il lavoro atipico e professionale abbassando, così, i redditi netti proprio dei giovani e dei precari.
Il Partito democratico in questi ultimi due anni ha cercato e creato numerosissimi luoghi di discussione e di decisione sui temi del lavoro. In particolare Stefano Fassina, le persone che compongono il Forum del Lavoro e numerosi parlamentari si sono resi disponibili ad ascoltare e a rappresentare in modo coerente e concreto le esigenze e le aspettative delle associazioni giovanili, dei precari e dei professionisti. Questo lungo lavoro ha fruttato numerose proposte concrete, realizzabili, condivise dai diretti interessati, giovani e precari, e presentante dal PD.
Siamo stati coinvolti nelle Conferenze del Lavoro territoriali e abbiamo condiviso il documento votato all’unanimità nella Conferenza del lavoro svoltasi a Genova a maggio 2011.
Il contratto unico è, a nostro avviso, una scorciatoia irrealizzabile nelle condizioni sociali ed economiche italiane.
Infatti, come si legge nello stesso documento votato all’unanimità:
“la soluzione alla precarietà non sta nel “contratto unico” e nella rimozione delle protezioni dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. I numeri indicano che la precarietà con l’art 18 ha
ben poco a che fare. Tant’è che i contratti precari sono enormemente concentrati, nelle imprese con meno di 15 dipendenti, ossia le unità produttive fuori dallo Statuto dei Lavoratori. Per
combattere la precarietà, è necessaria innanzitutto un’operazione culturale. Dobbiamo archiviare il paradigma sbagliato e subalterno del “meno ai padri, più ai figli”.
Al superamento della precarietà è legata anche una parte consistente della capacità di crescita e di produttività del nostro paese. Il motivo principale del grande ricorso alla precarietà è l’abbassamento dei costi del lavoro e dei costi dei diritti, come ha ricordato più volte il Governatore Draghi.
Come sostengono Fassina e Bersani, riteniamo sia possibile restituire un futuro alla nostra generazione aumentando il costo del lavoro precario, diminuendo il costo del lavoro stabile, estendendo le tutele sociali in modo universale e premiando chi investe in conoscenza e innovazione.
Noi questa impostazione la condividiamo.
Parola di giovani, di precari, di professionisti.
Di seguito i nomi dei firmatari e il gruppo o associazione di cui fanno parte: Fausto Raciti (Segretario Naz. Giovani Democratici), Andrea Dili (Dott. Commercialista, portavoce Ass. 20 maggio flessibilità sicura), Salvo Barrano (Archeologo, comitato il nostro tempo è adesso), Giorgia D’Errico (Resp. Naz. Ass. Lavoro & Welfare Giovani) Emanuele Toscano (Ricercatore, Coord. Precari Università) Maria Teresa Altorio (avvocato, Lavoro & Welfare Giovani) Yulian Colabello (avvocato, Ass. 6° piano), Riccardo Sanna (Ass. Generazioninsieme) Mario Castagna (Giovani Democratici, comitato il nostro tempo è adesso), Davide Imola (sindacalista, Resp. Professioni Cgil), Giuseppe Guardascione (chimico, gruppo “precari trasversali”) Emanuele Perugini (giornalista, gruppo “Italian Default”), Valerio Marinelli (praticante legale, Ass. 6° piano) Luca Schiaffino (Chimico, resp. Università Ass. 20 maggio), Francesco Fiore (Ass. Generazioninsieme)
Se le opposizioni non sono state determinanti nella caduta di Berlusconi non è stata colpa loro.
Voglio cominciare così, con una frase che sembra ironica ma che riassume il mio pensiero.
Il senso di questo post non va tanto nella direzione di mantenere artificiosamente in vita un ormai inutile antiberlusconismo, quanto nel contribuire a frenare alcuni messaggi pericolosi che sono diventati patrimonio comune dell'opinione pubblica nelle ultime settimane.
E' pericoloso, a mio avviso, sostenere che la caduta del Governo Berlusconi non sia stata minimamente dovuta al lavoro parlamentare delle opposizioni, ma alle pressioni europee, all'asse franco-tedesco, in uno scenario che risponde solamente alle influenze dell'economia e della finanza. O, più succintamente, allo spread.
Credo sia una visione che contiene elementi di verità, ma che rimane a un livello di analisi superficiale.
/* */Non si può infatti considerare quanto è successo senza tornare con la mente alla data fatidica del 14 dicembre scorso.
Il Parlamento in quell'occasione respinse la mozione di sfiducia presentata da IdV e PD ma restituì al Paese un Governo azzoppato, oggettivamente senza i numeri (e la coesione) per poter proseguire il suo mandato. Una visione fisiologica della politica, avrebbe considerato finita quell'esperienza di Governo. Purtroppo così non fu.
Per creare i presupposti di quello scenario, ci fu grande fermento e grande collaborazione da parte delle opposizioni.
E' giusto riconoscere il coraggio di Fini che nel momento di massima popolarità di Berlusconi, dopo pochi mesi dalla nascita del "Partito dell'Ammmmore" (più il inteso come gesto meccanico che come sentimento), abbandonò il PDL per dar vita a Futuro e Libertà e, soprattutto, costituire un nuovo polo di centro con l'UDC.
Come ha argomentato Miguel Gotor in un illuminante articolo del 3 dicembre scorso (leggi qui), le mosse di Fini sono state possibili anche grazie alla disponibilità del PD che, pur sacrificando una parte consistente del proprio consenso (era il periodo in cui non si vincevano le primarie neanche nel comune più rosso della provincia di Reggio Emilia), gli ha fatto intravedere la prospettiva di un Governo di Responsabilità Nazionale.
Dice appunto Gotor:
"Ma perché Bersani avrebbe accettato di pagare questo prezzo e quali risultati che sta raggiungendo?
Anzitutto, lo ha fatto per offrire una sponda a Fini. Nel giro di sei mesi il presidente della Camera è uscito dal Pdl, ha fondato un nuovo partito, ha ritirato i ministri dal governo e ora sfiducia il suo antico alleato, in un quadro di palese antagonismo alla leadership del Cavaliere.
Se Fini non avesse trovato il Pd dove lo ha incontrato, ossia disponibile a un governo di responsabilità nazionale per cambiare la legge elettorale, non avrebbe mai avuto la forza di sfidare Berlusconi a viso aperto, anche perché Casini non avrebbe esitato un attimo a sostituirlo nel governo, peraltro restituendogli pan per focaccia."
Parliamo di un anno fa. Se l'operazione 14 dicembre fosse andata in porto, avremmo da tempo un diverso Governo che molto probabilmente avrebbe affrontato la crisi in maniera più convincente (qualcuno più cinico di me potrebbe obbiettare che forse invece è stata una fortuna...).
Sappiamo che da allora l'attività legislativa del Parlamento si è fortemente ridotta, con Berlusconi che nella sostanza non aveva più i numeri neanche per le sue leggi ad personam (a proposito, che farà ora senza lodo Alfano?).
E' bene anche ricordare che in più occasioni le proposte dell'esecutivo sono state bocciate: solo in presenza di ministri e sottosegretari e con il costante assillo della "fiducia" si è riscontrata una maggioranza in parlamento. Queste sabbie mobili si sono protratte fino all'epilogo del voto sul rendiconto dello Stato (12 ott 2011).
Ma perché il bel lavoro delle opposizioni venne vanificato il 14 dicembre? Lo sappiamo, ma è bene ricordarlo.
Avvenne che Berlusconi, grazie a promesse di incarichi ed attingendo pure all'infinito patrimonio personale, portò dalla sua decine di mercenari, la cui presenza in parlamento è costume italiano dalla nascita del trasformismo con De Pretis, ma che è pure stata agevolata dalla sciagurata legge elettorale in vigore. Una delle pagine più meste della nostra storia democratica. Sicuramente il maggior svilimento delle istituzioni repubblicane dal '48 ad oggi.
Berlusconi usufruì di un grande vantaggio: ebbe a disposizione un mese di tempo da quando PD e IdV presentarono la mozione di sfiducia.
La decisione di procrastinare nel tempo tale voto, fu del Presidente della Repubblica. Riporta infatti il Corriere del 16 novembre 2010 (leggi qui) che Napolitano, consultatosi con i Presidenti delle Camere, preferì dare precedenza al voto sulle leggi di stabilità e bilancio per il 2011, lasciando al centrodestra la possibilità di accaparrarsi sul mercato i pezzi meno pregiati - ma più pesanti - dell'arco parlamentare.
Tutto ciò nonostante Bersani e Di Pietro avessero messo in guardia dai pericoli di un voto così ritardato.
Insomma, mi pare di poter dire che il Presidente della Repubblica, giustamente incensato per i colpi di classe con cui ha dato il via al Governo di Cincinnato Monti, in quell'occasione sia stato determinante per la sua titubanza sulla data della discussione della mozione di sfiducia.
La convinzione generale che Berlusconi sia caduto per lo spread e non per il ruolo politico giocato dalle opposizioni passa anche da lì.
Articolo per il prossimo numero del Cesano Notizie. Come sempre ho a disposizione uno spazio ridotto. Ecco il motivo del mancato approfondimento di alcuni concetti.
Si sente spesso affermare che la crisi, pur con i suoi risvolti drammatici, costituisce un'opportunità per le istituzioni in quanto occasione per operare scelte coraggiose, sfruttando una certa indulgenza da parte dell'opinione pubblica.
Al centro del dibattito c'è anche la questione del ruolo dei comuni - su cui pesano i sempre minori trasferimenti - nei confronti delle costose politiche di welfare.
Nell'ottica di perseguire una maggiore solidità economica, taluni sostengono che gli enti locali dovrebbero esserne progressivamente sgravati. E' una considerazione comprensibile da parte di amministratori locali che da tempo lamentano la disponibilità di sempre minori risorse.
/* */Seppur i vantaggi contabili siano intuibili, risulta difficile trovarsi in accordo con tale ipotesi. Come si può pensare che il Comune, ossia l'istituzione più prossima al cittadino, non si occupi di lui, dei suoi bisogni, delle sue fragilità e del tessuto sociale in cui vive?
E specularmente, come è possibile immaginare che le istituzioni superiori (es. regioni) possano essere efficaci nel sostituirlo?
Il modello sociale ne sarebbe stravolto.
Difendere tale “primato municipale” non risponde a una visione conservatrice a patto che ci si dimostri aperti a nuove formule, magari più efficienti, e, soprattutto, che si abbia il coraggio di ribaltare il piano della sfida.
Se si vogliono mantenere i livelli raggiunti dalle nostre politiche sociali nel corso degli anni, dobbiamo necessariamente garantire il rispetto degli equilibri di bilancio attraverso uno snellimento dei nostri comuni, sia in termini di strutture pubbliche, spesso obsolete, dispersive dal punto di vista energetico e non essenziali (se non addirittura ridondanti), sia pensando ad una progressiva riduzione del personale, che richiede necessariamente una sua riorganizzazione operativa.
In quest’ottica passa la differenza tra il tirare delle righe, alleggerendo bilanci e coscienze, ed il riformare, seppur dal basso, la pubblica amministrazione.
Benché gli eventi siano precipitati negli ultimi giorni e l'attenzione di tutti sia rivolta alla formazione di un Governo di transizione, vorrei partire analizzando brevemente il discorso di PG Bersani a Roma nel corso della manifestazione di sabato perché credo che da lì siano partiti dei messaggi interessanti.
Lascio (colpevolmente) a chi ha tempo per valutare la forma, giudizi spassionati sul metodo comunicativo utilizzato dal Segretario PD. Non esprimo pareri su un lungo intervento in occasione di un bagno di folla come quello di sabato, alla luce delle categorie veltroniane del "non nominare Berlusconi" (sappiamo peraltro che "non nominandolo diventa Dio tuo") o civatiane del "non è mica". Anzi, non mi riesce di trattenere la mia approvazione per una persona pragmatica che, dopo aver massacrato la finanza per buona parte del suo intervento, arriva a dire:
«La comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando, non possono dettare il compito.».
Vorrei soffermarmi, invece, sulla "polpa" del messaggio che credo sia il bersaglio velato di tante critiche.
/* */Innanzitutto, Bersani, avendo invitato i leader socialisti di Francia e Germania, ha voluto inserire la manifestazione in un contesto internazionale e spiccatamente europeo.
E' evidente che la lettura dei nostri attuali problemi passi per il Vecchio Continente e per le limitazioni che un'Europa economica e finanziaria, ma non politica, palesi attraverso l'inchiostro dell'ideologia liberista con cui è stata scritta la lettera della BCE.
Relativamente al nostro Paese, la Banca Centrale avrebbe potuto sferrare un colpo ferale alla sovranità del Governo, data l'assoluta inadeguatezza di quest'ultimo ad affrontare il difficile momento economico (troppo facile ricordare che fino a poche settimane fa Berlusconi e Tremonti ripetevano che l'Italia stava uscendo dalla crisi meglio degli altri stati).
"Il nemico non è l'euro, ma l'Europa delle destre!" ha però ammonito Bersani e, alzando l'indice contro Merkel e Sarkozy per la pessima gestione dei casi Grecia prima e Italia oggi, ha auspicato il ritorno delle forze riformiste al Governo dei tre principali Paesi della zona euro, in maniera tale da poter rilanciare il sogno spinelliano europeo di un'Europa politica, che affronti la nuova sfida per le formazioni progressiste di trovare strumenti efficaci nel regolare la finanza.
Già sentito? Forse. Di certo però, e questo credo sia stato il messaggio implicito, Bersani vuole portare il PD ad essere un partito socialista di respiro europeo, che parli insomma la stessa lingua di SPD e PS (sabato i messaggi dei tre leader erano molto allineati). E soprattutto una forza politica di riferimento, con una proposta chiara e una collocazione certa.
Come argomentava giustamente Rondolino su Il Giornale (leggi qui), benché Bersani in questi mesi abbia sempre parlato di alleanza tra progressisti e moderati, nella sostanza si è mosso però per rafforzare i rapporti con IdV e SEL oltre che riaffermando con forza le condizioni del PD in vista del governo tecnico e di un'alleanza con il centro.
A tal proposito il Segreatario ha ribadito, messaggio non superfluo, che è il centrosinistra ad essere il punto di partenza per qualsiasi progetto di alleanza. O primo cerchio, come andava di moda un anno fa.
E' vero che in questo momento bisogna tenere ben presente che, oltre alla drammaticità della situazione economica, nell'ottica di una ricostruzione che sia anche democratica e civile del Paese, "la vera sfida si gioca tra il populismo e la possibilità di un nuovo patto sociale".
E' altresì necessario, però, che le scelte che si andranno ad assumere nei prossimi anni dovranno essere improntate ad un'esigenza di equità a fronte dell'esplosione delle disuguaglianze sociali e delle nuove forme di povertà (le classifiche sull'aumento della povertà relativa e assoluta sono uno dei pochi settori in cui vantiamo un amaro record in Europa, anche dopo l'allargamento ai paesi dell'est).
In più partendo da una lettura critica delle risposte liberiste alla crisi, contenute anche nella lettera della BCE, come si può immaginare di partecipare a governi con forze politiche che sono invece sdraiate su quelle ricette? Cosa può rimanere del Partito Democratico nell'operato di tali esecutivi (volutamente non distinguo tra presunti tecnici e politici relativamente a questo aspetto)?
Bersani ha precisato a tal proposito che il Partito Democratico non può essere "la ruota di scorta" di nessuna coalizione, mentre, spiegava cripticamente, che il senso di alcune manovre dell'ultimo periodo è proprio quello di rendere il PD un partito ancillare ad altri progetti politici. La lettura di quest'ultima affermazione è probabilmente legata all'operazione Renzi, che personalmente leggo come un tentativo di disarticolazione del centrosinistra italiano, per come l'abbiamo conosciuto, l'esclusione di IdV e Sel da eventuali governi e un PD sempre più centrista ed innocuo (ne ho scritto in questi termini qualche giorno fa - leggi qui).
La stessa nascita del governo tecnico pare andare in tal senso. Si sapeva, infatti, che tale scenario, potendo difficilmente (e per motivi diversi) contemperare la presenza di Di Pietro e Vendola, sarebbe stato un banco di prova per la tenuta della coalizione di centrosinistra. Inutile considerare l'eccezionalità della situazione: il dato di fatto è che molto probabilmente mentre il PD prenderà parte al governo, le altre due forze ingrosseranno le fila dell'opposizione. Ed è molto probabile che saranno avversari agguerriti nel dibattito sulle drammatiche scelte che un eventuale governo Monti andrà ad assumere. Ci sarebbero poi le basi per una fase di ricomposizione che possa permettere di riconfluire in un comune progetto per l'Italia?
Non si può inoltre fare a meno di considerare ciò che potrà avvenire all'interno del Partito Democratico. Se svanisse l'ipotesi delle elezioni a breve, nel migliore dei casi si aprirebbe una complicata fase congressuale che inevitabilmente porterebbe all'emersione di svariate posizioni, oltre alla correlata messa in discussione del ruolo di Bersani, soprattutto se fiaccato dalla difficile esperienza del governo di transizione. Tutto ciò avverrebbe, temo, senza proporre valide alternative alla solidità dell'attuale segretario.
Per queste ragioni, sono giunto alla conclusione che più a lungo dovesse durare l'esperienza del governo tecnico a cui ci apprestiamo, più la situazione all'interno del Partito Democratico potrebbe complicarsi ed eventualmente compromettere il risultato delle future elezioni (se si dovesse arrivare a fine legislatura).
Per conto mio, sono convinto che in ogni caso sarebbe meglio andare al voto in tarda primavera, garantendo il supporto all'esecutivo in formazione per affrontare l'emergenza, ma preparandosi al contempo per un vero governo di centrosinistra appena superato il momento peggiore di questa bufera.
Mi sento in dovere di rilanciare l'importante iniziativa dell'associazione culturale L'Incontro a sostegno della Cascina Dornetti che, come sapete, ha subito gravi danni per via di un recente incendio.
Ci sono due aspetti che a mio avviso vanno messi in luce.
Queste iniziative rispondono chiaramente all'intento solidale della nostra comunità di sostenere delle brave persone, riconosciute ed apprezzate per l'impegno profuso a vari livelli della vita cittadina di Cesano, che attualmente, purtroppo, si trovano in una situazione di oggettiva difficoltà.
Ma unitamente non possiamo non considerare ciò che l'ultima realtà agricola rimasta sul nostro territorio. Si tratta sicuramente di una ricchezza, anche dal punto di vista culturale, dato che è l'ultima testimonianza di ciò che Cesano è stata per secoli oltre che un soggetto vitale e perfettamente inserito nella Cesano di oggi.
L'appello de L'incontro è rivolto in primo luogo alle associazioni, ma è evidente che chiunque abbia voglia di dare una mano sarà accolto a braccia aperte.
Per chi fosse interessato, esiste anche un conto corrente dedicato. Scrivetemi per i dettagli.
/* */INVITO A TUTTE LE ASSOCIAZIONI, Giovedì 10 novembre - Sala della trasparenza
Carissimi, voi tutti sarete a conoscenza del gravissimo fatto accaduto alla cascina Dornetti, dove è andato distrutto il lavoro di intere generazioni con il fuoco.
Quasi cinquanta vacche sono morte e molte delle quali in procinto del parto, un fattore anche quello, di un buon sostentamento economico.
Ora l’associazione culturale “L’incontro”, la stessa che stampa il periodico, si è proposta d’organizzare un pubblico incontro fra tutte le realtà associative che operano sul nostro territorio per studiare e decidere insieme una qualche forma di riconoscimento dei cittadini di Cesano ad una realtà contadina ormai unica e particolarmente attenta a tutto ciò che si organizza in questo paese. Vedi la presenza a tutti i mercatini, la disponibilità per le sfilate di carnevale, la casa del latte, il lavoro portato avanti con i bambini delle scuole, le sponsorizzazioni alle varie manifestazioni ecc. ecc. Ora loro hanno bisogno anche di noi, del nostro piccolo aiuto economico, ma soprattutto di sentire che l’intera comunità cesanese gli è vicino.
L’incontro è previsto per giovedì 10 Novembre alla Sala della Trasparenza alle ore 21. Li dovremo tutti insieme decidere come agire e cosa fare. Questa iniziativa parte da noi per non farla apparire sotto il “cappello” di nessuno, ne amministrativo ne confessionale, pur accettando con grande piacere la presenza di tutti e i consigli di tutti. Siamo sicuri che ancora una volta il mondo del volontariato saprà esprimere il meglio di questa società!
Un caro saluto dalla redazione de “L’incontro”.
La serata è resa possibile con l’uso gratuito della “Sala Della Trasparenza” grazie al patrocinio del Comune di Cesano Boscone e alla disponibilità del “Comitato Pasubio” che ce l’ha in gestione.
Redazione L'Incontro
Incredibilmente mi è capitato sentire PG Battista ripetere il solito stornello:"Purtroppo non c'è l'alternativa a Berlusconi".
Non ho mai condiviso questa espressione, al di là dei problemi del centrosinistra (che ci sono).
La prima domanda da porsi è "alternativa a che cosa?". Qual è stata infatti la portata di questo esecutivo? Se non penso allo scudo fiscale, a qualche legge ad personam sulla giustizia, alla retorica sulla sicurezza che ha partorito quattro soldati infreddoliti distribuiti a spot su vari chilometri quadrati di territorio, faccio fatica a ricordare altro. Ah no, ci sono anche le ronde e gli accordi con Gheddafi!
E allora, come si fa ad essere alternativi a tale nullità? Qualcuno pensa che il centrosinistra avrebbe potuto fare peggio? Io non credo. Anzi.
Precisato ciò, nessuno nega che ci sia più di qualche problema. Che nasce nel PD, ma che si estende inevitabilmente a tutta la coalizione (quale peraltro?).
In questo post mi interessa però descrivere come vengono rappresentati il Partito Democratico ed il centrosinistra dai principali mezzi di comunicazione e quale penso sia la posta in gioco.
/* */Il postulato è quello di PG Battista, ossia che non deve esistere un'alternativa a Berlusconi (aggiungo oggi "di centrosinistra").
Perché ciò avvenga, bisogna rimarcare le differenze e le spaccature interne del Partito Democratico e la dialettica interna alla coalizione, per rievocare l'esercito messicano che fu l'Unione.
Inoltre bisogna far sì che si palesi l'assoluta mancanza di un leader che nell'ideologia contemporanea è indispensabile per condurre un Paese (siamo infatti tutti strabiliati dal carisma di Angela Merkel o dei monocordi primi ministri dei paesi scandinavi che ci hanno impressionato a tal punto da non ricordarne il nome...).
In tale modello viene anche il dubbio che l'esistenza stessa di un Partito nell'accezione novecentesca, strutturato e caratterizzato da un organizzato dibattito interno, possa guidare un Paese: secondo gli stessi ragionamenti la DC oggi non potrebbe governare per l'alto numero di correnti (peccato che nel bene o nel male siano andati avanti 50 anni).
Impossibile non ricordare i lunghi servizi del TG5 di poco più di un anno fa su Vendola! L'astro pugliese vincitore meritatamente nella sua terra anche grazie alle scelte errate telecomandate da D'Alema, venne proposto su scala nazionale e ne furono alimentate le ambizioni di leadership del centrosinistra. Il tutto a discapito del PD (che uscì con le ossa rotte anche dalle serie di primarie locali) e soprattutto di Pierluigi Bersani. Lo scopo era quello di indebolire il principale partito della coalizione, spaventando il cosiddetto elettorato moderato ed inquietando la cosiddetta componente centrista (già ad alto rischio sismico date le esternazioni a valanga di Veltroni).
In quel momento, l'establishment aveva ancora l'interesse a sostenere Berlusconi. Si pensava che bastasse agitare le acque dall'altra parte per poter continuare a dire "non c'è l'alternativa". Poi è arrivata la stagione delle amministrative, la grande vittoria di Pisapia a Milano, sono arrivati i referendum... il PD e il centrosinistra, complici le débâcle del Governo e il manifestarsi della crisi che evidentemente non "abbiamo affrontato meglio di altri", sono tornati a crescere nei sondaggi in maniera significativa.
Parallelamente, ha cominciato a farsi largo una nuova idea di centrodestra, ribattezzata "nuovo centro", che ha nella prolusione di un mese fa di Bagnasco un valido riferimento programmatico, nella Confindustria (e quindi nel Corriere) un blocco di riferimento e che vede nella Lega Nord un avversario, non un possibile alleato.
Intanto, durante l'estate, è scoppiato il caso Penati, capo della segreteria politica di Bersani. Basta ricordare il ruolo dell'ex Presidente della Provincia per alimentare la domanda semi-spontanea:"poteva Bersani non sapere?".
In autunno le ruspe del cantiere del "nuovo centro" si sono rimesse in moto e più recentemente i "poteri forti" hanno reso definitivo il distacco da Berlusconi. Purtroppo (si fa per dire) però a questo schieramento manca ancora un leader. Non vanno bene i vecchi Fini (osteggiato da buona parte del centrodestra per aver abbandonato il PDL) e Casini (lanciato nella corsa alla poltrona che fu di Napolitano). Dubbi pure sul continuo tira-e-molla di Montezemolo.
Si apre quindi un nuovo ed interessante orizzonte: Matteo Renzi. Il ragazzotto si è guadagnato la simpatia di "quelli che contano" grazie alla sua celebre esclamazione da stadio sull'accordo di Mirafiori "io sto con Marchionne", è l'uomo nuovo, giovane, liberista alla fiorentina, un pò spaccone ed è pure cattolico (non era presente quando il PD in consiglio comunale a Firenze votò l'istituzione di un registro delle ultime volontà - una specie di testamento biologico). Oggi, in un'intervista tutt'altro che interessante, Billy Costacurta ha detto che il Sindaco toscano è il nuovo Silvio Berlusconi. Credo abbia ragione. Ma, aggiungo io, senza il sogno del nuovo miracolo italiano.
L'operazione, chiaramente, va ben oltre Matteo Renzi.
Cercando di occupare posti al centro, un PD ancora più moderato e centrista (il P-DC) sarebbe l'oggetto dei desideri ed andrebbe a completare il quadro di una nuova e stabile compagine di Governo.
L'OPA sul PD servirebbe anche a ridurre la portata della Lega, che verrebbe isolata e resa inoffensiva. Pur tra i mille difetti di Bossi e soci, bisogna riconoscere che il Carroccio, ad eccezione delle forze dichiaratamente di sinistra, è l'unico partito a non risentire (almeno in epoca premaronita) dell'influsso dei "livelli intermedi" ma a rispondere direttamente dei brontolii della propria base elettorale. Sappiamo che anche per il Partito Democratico, benché in posizione di assoluta sudditanza, questo non è vero (e non mi riferisco solo ai sindacati...).
Stessa sorte, probabilmente, dovrebbe essere riservata a SEL e Italia dei Valori. In pratica, l'operazione Renzi, che come al solito risponde al consolidato intento di scombinare le carte in casa PD e mettere in difficoltà Bersani, mira pure a disarticolare il centrosinistra e modificare la natura del Partito Democratico.
Bersani (purtroppo) sempre timidamente ed anche per via del ruolo ricoperto, ha fatto intuire come la pensa presentandosi, in disaccordo con buona parte della dirigenza PD, al meeting di Vasto con Di Pietro e Vendola. Come a dire: di qui si parte, questo è il punto fermo, poi (eventualmente) il resto.
Questo, penso, è il sottile pericolo di cui molti non si sono accorti: se in eventuali primarie interne al Partito Democratico per la candidatura a primo ministro, Renzi dovesse prevalere, non esisterebbe più un centrosinistra in Italia. E' un problema che interroga, e fortemente, anche la sinistra, che non può pensare di stare alla finestra.
E, personificando il problema, non per stare al passo coi tempi, ma per rispondere alla realtà che stiamo vivendo, Pierluigi Bersani in questo momento, forse più per collocazione che per meriti, è il baluardo di quel modo di intendere il progressismo all'italiana che, fino ad ora, ha dato il là alle esperienze del centrosinistra di Governo in Italia (Ulivo e Unione).
Mi pare che Di Pietro e Vendola abbiano capito come stanno le cose. L'ex PM si è detto infatti pronto a sostenere Bersani in eventuali primarie. Vendola, invece , dopo aver attaccato Renzi bollandolo come "vecchio" e di "destra" ha sibillinamente aggiunto:
"E invece sento una sensibilità comune a quella di Pierluigi Bersani nella ricerca di quella giustizia sociale che deve essere il cuore di una politica di alternativa. Considero la querelle generazionale inappropriata, una maschera che nasconde le cose. Renzi è molto più giovane di me e di Bersani ma è molto più vecchio culturalmente e politicamente di me e di Bersani. Renzi è vecchio quanto è vecchia la rivoluzione liberista nel mondo".
Vedremo.
Dopo ogni sconfitta del centrosinistra, soprattutto le più sofferte (vedasi Piemonte), molti puntano il dito contro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, colpevole di pescare, pur legittimamente, nello stesso bacino elettorale del PD.
All'indomani del risultato molisano è scattata la solita litania. Anche se la domanda di fondo è e resta: quanto sono indicativi su scala nazionale i risultati del piccolo Molise?
La vittoria del Presidente uscente, Angelo Michele Iorio, è avvenuta sul filo del rasoio (46,94% contro il 46,15% dello sfidante, Paolo Di Laura Frattura) ed è stata accompagnata da un arretramento di quasi 8 punti percentuali (23mila voti) dello schieramento che lo sosteneva rispetto alle Regionali 2006.
Considerando che l'affluenza è calata di circa 5 punti percentuali e che il centrosinistra in termini relativi ha segnato un piccolo avanzamento (pur avendo perso 7500 voti circa) si può concludere, come prevedibile, che l'astensionismo ha penalizzato di gran lunga la compagine di governo.
/* */Balzano all'occhio due risultati.
In primis, la pessima performance del Partito Democratico che si assesta a un misero 9,33%, raccogliendo meno addirittura dei due partiti di origine nel 2006 considerati separatamente (Margherita 12,43 e Democratici di Sinistra 10,90%). Sicuramente devono aver influito elementi locali, difficilmente valutabili dall'esterno.
Secondariamente bisogna sottolineare come un grande successo, in "terra toniniana", il 5,6% del Movimento 5 Stelle. E' Grillo che drena voti al PD? Difficile a dirsi. E la serata è anche troppo tarda per cercare di sviluppare questa pur interessante, ma complessa, analisi. Vale però la pena, per il momento, di mettere in rilievo un'altra questione, questa sì di richiamo nazionale.
La vittoria del plurinquisito Angelo Michele Iorio è stata possibile grazie al determinante supporto dell'Unione di Centro di Casini (6.43%), che in Molise governa in felice compagnia del Popolo delle Libertà, e dell'Alleanza di Centro (6,37%). Pare inoltre che Futuro e Libertà non si sia presentato ai nastri di partenza. Il che la dice lunga sullo scarso radicamente territoriale di questa forza politica.
Ma come è possibile che mentre proprio in questi giorni a Todi si predica la necessità del riscoprire la questione morale in politica, questi due partiti di ispirazione confessionale accettino di sostenere così di buon grado una candidatura così discussa?
E' inoltre arduo comprendere come da sinistra (o presunta tale) ci si scagli nei giudizi contro la presenza del Movimento 5 Stelle e non contro le due forze centriste che hanno organicamente sostenuto l'eccepibile candidato.
Vista in questi termini, sempre considerando scetticamente le indicazioni derivanti da una regione così piccola e marginale nel quadro italiano, per il centrosinistra una vittoria sfiorata non rappresenta di certo la cocente sconfitta che qualche ma-anchista vuol far credere.

